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Mancava Gianluca Zambrotta, uno dei compagni di Rino Gattuso al Mondiale 2006 e nella stagione dell’addio. Non ha giocato molto nel Milan, ma gli è rimasto nel cuore; così come i tifosi non dimenticano facilmente il Campione del Mondo. Ha parlato a La Gazzetta dello Sport, esprimendo la sua opinione su la situazione attuale rossonera: «Sorpreso? Se si guarda alla sua preparazione e al suo attaccamento ai colori, poco. E in generale visto quanto in estate la società aveva speso per una squadra da primi posti e quante erano oggi le difficoltà un cambio di allenatore non era così impensabile, è una mossa per dare nuovi stimoli – ha iniziato l’ex terzino – Visto che anche io ho intrapreso questa carriera, da Chiasso, Delhi e ora al Jiangsu con Capello, so che l’allenatore è spesso il primo a pagare e mi dispiace per Montella, bravo tecnico che fa giocare bene le sue squadre. E’ scontato però il piacere che provo per Rino e la gioia nel vederlo così in alto. Ha dato tanto al Milan e viceversa, conosce la storia di squadra e club e sa cosa si intende per ‘spirito Milan’. Trasmetterà il suo senso di appartenenza, farà di sicuro capire anche ai più giovani e inesperti cosa vuol dire indossare questa maglia. Io l’ho vestita insieme a quella di altre grandi squadre come Juve e Barcellona, ma San Siro resta speciale, e allo stesso tempo complicato quando la squadra fatica. Rino può aiutare a scuotere il gruppo e a sentire il peso della maglia, ma solo in senso positivo».

Zambrotta ha poi parlato di quanto, il nuovo tecnico rossonero, possa dare al Milan: «Le sue qualità? Grinta e carattere sono valori aggiunti. Lui in più sa mettersi a disposizione della squadra, in tutti i sensi e anche nelle situazioni più complicate. Da allenatore lo ha fatto a Pisa, Creta, Palermo. E’ una persona che non ha paura ed è una dote importante per chi fa questo mestiere. Ma è anche uno che va oltre l’aspetto motivazionale e del saper tirar fuori qualcosa in più da chi allena. Abbiamo fatto insieme il corso a Coverciano e quello di UEFA Pro; assicuro che è preparato anche a livello tattico, lui come il suo staff. A chi può assomigliare? Io conosco Rino da sempre anche se più da giocatore che non da allenatore. Dato che immagino non sia cambiato nel frattempo, come personalità e modi di gestione dico Capello: entrambi hanno carisma e non si vergognano di dire le cose in faccia. Entrambi sentono molto quello che fanno, vivono la partita in maniera viscerale»

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