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Analisi

Il portiere con la valigia

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Breve analisi sull’andamento della carriera di Alessandro Plizzari.

Nell’autunno del 2016, obnubilati dalle possibili voci della trattativa tra Silvio Berlusconi e la poi divenuta famosa “cordata cinese”, praticamente tutti i tifosi del Milan si persero una frase, si dice proferita dopo un Inter-Milan 2-2 dal buon Cavaliere: «Dietro Donnarumma c’è un altro portiere che mi dicono altrettanto bravo, di un anno più giovane».

Stava parlando di Alessandro Plizzari da Crema, classe 2000, centottantasette centimetri d’altezza, e parecchi taccuini positivi riempiti dagli scout internazionali. Già al tempo era diventato titolare della Primavera, ed era reduce da un buon Europeo Under 17 (meno per gli Azzurrini, eliminati al primo turno).

Un ragazzo innamorato sin da piccolo dei colori rossoneri, introverso fuori dal campo ma leader in mezzo ai pali; la specialità di casa? pararigori.

Il giro d’Italia

Nel luglio 2017 la Società, che in rosa poteva vantare nel ruolo Gabriel, Storari e i fratelli Donnarumma, decide di mandarlo a farsi le ossa alla Ternana, in Serie B: una piazza importante, una grossa opportunità. Praticamente subito si frattura un dito del piede, un mese di stop; poi raccoglie 19 gettoni in campionato, alternando ottimi voti in pagella a errori di gioventù e qualche critica della stampa rossoverde, scottata dalla retrocessione di fine campionato. Rientra a Casa Milan e vi rimane per la stagione successiva, scelto come terzo portiere senza però la possibilità di esordire ufficialmente con i rossoneri.

Ad agosto dell’anno successivo ad Alessandro viene data una nuova opportunità, difendere i pali del Livorno sempre in cadetteria: un quattordicesimo posto per i labronici, 21 presenze e 40 gol subiti per il portiere, in una stagione tutto sommato positiva.

Altro giro, altra corsa: tocca a un’altra squadra di B, la Reggina, ma le presenze sono solo 10: un mese scarso perso a causa del coronavirus, e qualche errore di valutazione in campo che provocano l’ira dei tifosi calabresi, che lo costringono a chiudere temporaneamente l’account Instagram per via degli insulti subiti. Gli viene preferito Guarna, e da gennaio 2021 non vede più il campo.

Quest’ultima stagione inizia con uno stop di 3 mesi: tendinopatia rotulea bilaterale, operazione necessaria e un recupero che lo catapulta direttamente nel 2022, precisamente al gong del mercato invernale di gennaio: prestito al Lecce, un campionato che ne celebra il ritorno nella massima serie, ma con sole 3 presenze in campo.

Il presente e il futuro

Con un contratto firmato sino al giugno del 2023, Alessandro ha bisogno di riprendersi il palcoscenico che gli spetta: nelle ultime ore si è parlato di un possibile prestito a Brescia o a Cagliari, due platee importantissime con obiettivi di livello, dove potrebbe aspirare (incroci di mercato permettendo) alla titolarità del ruolo.

L’alternativa lo vede rimanere in rosa a Milanello, alle spalle dell’intoccabile Mike Maignan e degli esperti Tătărușanu e Mirante (che starebbe trattando il rinnovo annuale), con poche possibilità di mettersi in mostra: prospettiva poco allettante, soprattutto per la voglia di rivalsa di un talento che, tornando all’Europeo Under 17, era compagno di squadra tra gli altri di Kean, Scamacca, Frattesi, Gabbia, Bellanova.

Gli anni passano e l’etichetta di enfant prodige sembra ingiallita, macchiata: ma ricordiamoci che stiamo parlando di un classe 2000, di un ragazzo che giocava a 15 anni in Primavera, un vero talento che ha fatto più di mezzo campionato da titolare a 17 anni, subendo i pesanti paragoni con un collega solamente di un anno più vecchio, e accollandosi sulle sue spalle le aspettative di tutti.

Il Milan, oggi, ha il suo guardiano. Per il domani, i colori rossoneri ti aspettano, Alessandro.

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