San Siro non è più un rifugio per il Milan. Ed è forse questo il dato più preoccupante del finale di stagione rossonero. La sconfitta contro l’Atalanta non ha soltanto rimesso in discussione la qualificazione Champions: ha certificato una frattura profonda tra squadra, ambiente e tifoseria. I fischi, la Curva Sud che lascia lo stadio prima del novantesimo e i seggiolini vuoti nel finale raccontano molto più di un semplice ko interno.
Fino a poche settimane fa il Milan sembrava ancora in grado di giocarsi qualcosa di importante. Il derby vinto contro l’Inter aveva restituito entusiasmo e l’impressione di una squadra ritrovata. Poi, però, qualcosa si è spento improvvisamente. I rossoneri hanno iniziato a perdere ritmo, fiducia e soprattutto identità. La frenata è diventata progressivamente un crollo: appena sette punti raccolti nelle ultime otto giornate, numeri da zona bassa della classifica più che da squadra in lotta per l’Europa che conta.
Il problema non riguarda soltanto i risultati. A colpire è soprattutto la sensazione di vulnerabilità costante trasmessa dalla squadra. Contro l’Atalanta il Milan è sembrato svuotato mentalmente prima ancora che fisicamente. Ogni ripartenza dei bergamaschi dava l’impressione di poter diventare gol, mentre i rossoneri faticavano persino a costruire azioni pulite. La squadra di Allegri ha perso brillantezza offensiva e compattezza difensiva nello stesso momento, combinazione che ha reso il finale di stagione improvvisamente ingestibile.




