Nel silenzio della dirigenza si sta consumando una delle fratture più profonde dell’ultimo Milan. Da mesi, attorno al club rossonero, aleggia una sensazione di distanza crescente tra chi guida la società e chi la vive ogni settimana dagli spalti. I risultati altalenanti hanno certamente aggravato il clima, ma ciò che oggi pesa forse ancora di più è l’assenza di una voce forte capace di spiegare, rassicurare o semplicemente assumersi responsabilità davanti all’ambiente.
L’ultima uscita pubblica significativa di Giorgio Furlani risale ormai a diversi mesi fa. Da allora il Milan ha attraversato momenti complicati, ha perso terreno in campionato, ha visto aumentare la contestazione e ha alimentato dubbi sul proprio progetto tecnico. Eppure la linea scelta dalla società è stata quella del basso profilo mediatico. Una strategia che all’interno del club viene considerata funzionale a evitare ulteriori pressioni, ma che fuori da Casa Milan viene percepita come un vuoto comunicativo difficile da accettare.
Anche Gerry Cardinale continua a mantenere un rapporto molto distante con il calcio italiano. Il proprietario di RedBird raramente interviene nel dibattito pubblico nazionale e preferisce affidare il proprio pensiero a media economici internazionali. Una scelta coerente con il suo profilo manageriale, ma che nel contesto emotivo e passionale del calcio italiano viene interpretata da molti tifosi come freddezza. In una piazza abituata a presidenti presenti e dirigenti esposti, il silenzio rischia inevitabilmente di trasformarsi in sospetto.



