Il Milan è arrivato al punto più delicato dell’era RedBird. La sensazione che filtra da Casa Milan è quella di un club entrato in una spirale di sfiducia interna, dove nessuno sembra più davvero al sicuro. Gerry Cardinale osserva con crescente irritazione una stagione che rischia di chiudersi lontano dagli obiettivi fissati a inizio anno e, soprattutto, con una frattura ormai evidente tra società, squadra e tifoseria. Le ultime settimane hanno fatto emergere tensioni profonde ai vertici del club, alimentate dai risultati negativi e da una gestione tecnica e dirigenziale finita nel mirino della critica.
Nel mirino della proprietà ci sono più figure contemporaneamente. Giorgio Furlani continua a essere il principale riferimento operativo della società, ma il malcontento della piazza nei suoi confronti è cresciuto in modo evidente, tanto da sfociare anche in proteste organizzate e raccolte firme online. Zlatan Ibrahimovic, inizialmente accolto come uomo simbolo della nuova identità rossonera, viene oggi percepito da parte dell’ambiente come una figura meno incisiva rispetto alle aspettative. Geoffrey Moncada, dopo anni di consenso per il lavoro scouting, viene contestato per alcune operazioni di mercato che non hanno prodotto il salto di qualità sperato. Anche Igli Tare, arrivato per rafforzare l’area sportiva, non appare più così saldo.
La sensazione è che all’interno del club manchi una linea comune. Diverse ricostruzioni parlano di una dirigenza frammentata, con visioni differenti sul mercato, sulla gestione tecnica e sulle priorità sportive. Un quadro che inevitabilmente si è riflesso anche sul rendimento della squadra. Negli ultimi mesi il Milan ha alternato prestazioni convincenti a crolli improvvisi, perdendo continuità proprio nel momento decisivo della stagione. La corsa Champions, che sembrava alla portata, si è trasformata in un problema enorme sia dal punto di vista sportivo sia economico.



