Cessione Milan, non si può negare che dopo l’addio di Berlusconi il club non è più stato lo stesso: prima Mr Bee e ora Gerry Cardinale…
Non per fare i nostalgici, ma dopo l’addio di Silvio Berlusconi, uno dei presidenti più vincenti della storia del calcio, il Milan non è più stato lo stesso e ha cominciato a naufragare in balia di proprietà che hanno sempre dato grande importanza, fin troppa, al denaro. Se proviamo a ripercorrere la storia del club di via Aldo Rossi post vendita dell’imprenditore italiano, ci accorgiamo della presenza di asset societari sempre in bilico e “borderline”.
Partiamo dal 2014, quando Berlusconi decise di mettere in vendita il club. Nasce, quindi, l’era di Yonghong Li, che però viene soppiantata nel 2015 dall’ingegnere thailandese Bee Taechaubol. Quest’ultimo dura meno di un anno a causa di guai giudiziari. Ecco che arriva un misterioso proprietario di una miniera di fosfati, che diventa il numero uno del Milan. L’acquisto del club viene finalizzato per una somma di 740 milioni di euro, con prestito finanziato da Elliot. Un prestito che, però, non verrà mai risanato e il controllo finirà elle mani del Fondo di Paul Singer.
Cessione Milan, dopo l’addio di Berlusconi c’è stata troppa confusione: da Mr Bee a Cardinale, passando per Li
Cessione Milan, da Mr Bee a Gerry Cardinale: tanta confusione dopo l’addio di Berlusconi…
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Comincia, così, la gestione quadriennale del fondo Elliot, che compie un ottimo lavoro e porta il club a buoni livelli. Nell’Agosto 2022 arriviamo, quindi, al famoso passaggio di proprietà a RedBird (operazione che è finita sotto l’indagine della Procura di Milano). Fondo che tutt’ora detiene il controllo e starebbe finalizzando l’entrata di nuovi soci arabi con quote di minoranza.




