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Milan, il nuovo San Siro è una grande opportunità per la rinascita di Milano

Il progetto del nuovo San Siro non è solo di interesse di Milan e Inter, ma anche di tutta la città di Milano. Ecco il motivo...
RedazioneBy Redazione09/04/2020Updated:10/03/2024
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Il progetto del nuovo San Siro non è solo di interesse di Milan e Inter, ma anche di tutta la città di Milano. Ecco il motivo…

In piena emergenza Coronavirus si guarda a come rilanciare il Paese e le sue città. Come tutta Italia (e non solo), Milano e i milanesi attendono la libertà anche se nulla potrà ripartire come prima, non certo nell’immediato. Il “grande tema” urbanistico della Città, la ricostruzione dello stadio di San Siro, potrebbe presto tornare al centro del dibattito tra Club e Istituzioni.

La ripartenza sarà lenta e dovrà affrontare più di una problematica. Intanto sui giornali circola una data, un orizzonte che però andrebbe guardato da tutti con le dovute cautele: lunedì 4 maggio, giorno in cui tutte le squadre di Serie A dovrebbero riprendere nei centri sportivi le sedute di allenamento, ovviamente seguendo attente disposizioni sanitarie e sociali, partendo dal distanziamento sul campo di almeno un metro tra un atleta e l’altro.

Qualche club ha già richiamato in Italia i suoi stranieri, partiti alcuni a inizio marzo per raggiungere le famiglie nelle rispettive residenze all’estero, altri – come il Milan – attenderanno di superare la Pasqua e le indicazioni da Roma; una volta rientrati, chi ha affrontato la quarantena lontano dall’Italia dovrà rinchiudersi in casa per altri quattordici giorni di isolamento, così impone uno dei tanti decreti emanati dal governo in queste settimane. Poi potranno – distanziati – rivedere negli occhi i compagni di squadra e allenarsi “in gruppo”, vicini ma lontani.

Viene da chiedersi come si potrà garantire la medesima limitazione durante le partitelle in preparazione agli incontri veri e propri. Ecco, appunto, una delle tante problematiche che il calcio dovrà superare prima dell’effettiva ripresa del campionato.

Ci vorrà tempo, mesi sicuramente, per poter tornare numerosi sugli spalti di uno stadio. Semmai la Serie A porterà a termine la stagione, le ultime dodici giornate da disputare (più i quattro match del 25^ turno rimasti in stand-by, i primi che dovrebbero essere recuperati) andranno in scena rigorosamente a porte chiuse. Con un tour de force che rischia ricadute di tipo atletico sui giocatori nei successivi campionati, ma anche all’Europeo slittato nell’estate del 2021. Altra problematica che il calcio dovrà affrontare: la tenuta fisica dei suoi uomini potrebbe incidere sui calendari della preparazione alla prossima stagione.

Gli stadi, le arene, più in generale gli impianti sportivi ad alto afflusso di spettatori saranno gli ultimi ambienti della società ad andare lentamente a pieno regime, dentro una normalità che tutti oggi attendiamo con preoccupazione, al riparo dal virus.

Ma ci vorrà probabilmente un anno, o forse di più, affinché i consumatori (i tifosi in questo caso) ritrovino il feeling perduto con platee pubbliche di tale portata. Perché se è vero che il Covid-19 sta ora obbligandoci a cambiare la nostra quotidianità tra le mura domestiche, studiosi e psicologi già formulano ipotesi altrettanto attendibili circa un radicale mutamento sociale appena le autorità governative annunceranno il tanto sperato “tana libera tutti”.

Così anche andare allo stadio, magari in mascherina oltre che con la sciarpa della propria squadra annodata al collo, potrebbe non essere abitudine facile da ritrovare, o abbracciare il vicino di seggiolino dopo un goal. La cautela potrebbe svuotare curve e tribune e riempire i salotti. Le psicosi hanno già trovato terreno fertile nelle nostre menti, più del virus che sta contagiando una larga fetta della popolazione mondiale, così come manie che prendono giorno dopo giorno il sopravvento, più o meno giustificate.

Il progetto per rilanciare anche a livello internazionale il capoluogo lombardo

Milan, il nuovo San Siro è una grande opportunità per la rinascita di Milano

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E allora, in uno scenario futuro che si preannuncia quasi primitivo (termine utilizzato da qualche esperto opinionista. Ma forse “rinascimentale” è quello più opportuno) dove rivalutare spazi degli edifici e ambienti urbanistici sarà operazione necessaria e probabilmente vitale. Forse la revisione infrastrutturale su scala nazionale non è poi così campata per aria. Dalle grandi opere a quelle più locali. Nello specifico, guardando in casa nostra. Milano ha la grande occasione di ripartire dal suo stadio, il grande stadio che Milan e Inter potrebbero “regalare” alla Città per la sua ripartenza, una cittadella da vivere ogni giorno della settimana e non soltanto durante partite e concerti; “lo stadio migliore al mondo” è la visione sul tavolo della dirigenza rossonera. Da costruire entro il 2026, magari prima.

Nel mentre la normalità sarà tornata a riempire strade, bar, ristoranti e centri commerciali. Elliott nel suo piano per riportare in alto il grande Milan ha iscritto il tema del nuovo San Siro in cima alle massime priorità. Quando il motore dell’Italia ripartirà e l’emergenza Covid sarà – speriamo quanto prima – ridimensionata. Il dialogo tra rossoneri, nerazzurri e la Città di Milano potrebbe subire una convinta spinta, da entrambe le parti. Per una spolverata di novità, di freschezza sociale e di futuro della metropoli più produttiva e vissuta di tutto lo stivale. Un’opportunità per i cittadini non certo fondamentale, come ad esempio quella più attuale e legata alla ridefinizione del sistema sanitario. Ma che potrebbe diventare esempio nella cura sociale che verrà, e che segnerà per sempre un cambio epocale nel nostro Paese.

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