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Editoriali

Milan oggi e un anno fa: l’arma in più di Pioli

Guardando il Milan oggi e un anno fa possiamo vedere quale potrebbe essere l'arma in più di Stefano Pioli per questa stagione...
RedazioneBy Redazione14/08/2023Updated:20/02/2024
Stefano Pioli dà indicazioni alla squadra durante la partitella contro il Trento
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Guardando il Milan oggi e un anno fa possiamo vedere quale potrebbe essere l’arma in più di Stefano Pioli per questa stagione…

Esercizio. Proviamo a pensare com’era il Milan esattamente un anno fa. Quali sensazioni e quali ambizioni lasciava trasparire? In primo luogo il Milan di un anno fa aveva sul groppone la prima giornata di campionato, vittoria per 4-2 sull’Udinese a San Siro. Una vittoria che se da un lato confermava il potenziale offensivo dei neo campioni d’Italia. Dall’altro mostrava le prime crepe a livello difensivo, una costante della stagione.

Un’analisi che potremmo traslare anche ai giorni nostri, con un dato riguardante gli interpreti. Al netto di Theo Hernandez. I protagonisti delle restanti reti rossonere furono un Rebic ancora utile alla causa milanista e un Brahim Diaz, tra l’altro sostituito al 26′ della ripresa da De Ketelaere. Il quale fece il suo debutto in gare ufficiali con la maglia del Milan, dopo l’esordio assoluto in amichevole a Vicenza di una settimana prima.

Guardando il tabellino dell’esordio in campionato, salta subito all’occhio la carenza a livello di panchina. Mirante, Tatarusanu, Ballo-Touré, Florenzi, Gabbia, Adli, Bakayoko. Di questi ritroviamo il solo Florenzi. Una differenza che tra una settimana apprezzeremo concretamente.

Certo è che all’esordio della passata stagione, il Milan poteva contare su tre certezze a centrocampo come Tonali, Bennacer e Krunic, con quest’ultimo ancora a fare legna a centrocampo. Di contro, il centrocampo si esauriva lì, nonostante inizialmente si facesse affidamento sulle qualità di Adlì, per il quale Pioli non ebbe mai molta considerazione, almeno in termini di impiego.

Indubbie permangono le qualità tecniche e anche umane di Adli, commovente ancora una volta dopo l’amichevole di ieri mattina a Milanello contro il Novara, con una storia su Instagram molto cara ai tifosi rossoneri che riportava la seguente didascalia: “Ovunque tu sarai io ci sarò”.

Quindi, la grande differenza rispetto alla passata stagione è la seguente: si parte probabilmente con qualche certezza in meno, ma con un ventaglio di opzioni a centrocampo, qualitativamente e quantitativamente, di assoluto livello.

Sia chiaro, meno certezze relative al fatto che inevitabilmente a questo Milan manchi ancora l’amalgama, perché presi singolarmente, a livello di prestazioni individuali, Loftus Cheek e Reijnders sono già delle garanzie. Nonostante siano ancora da affinare meccanismi, tempi e giuste distante tra gli interpreti del reparto e tra i reparti.

Stefano Pioli quest’anno ha la panchina

Pioli pensa seduto

Milan oggi e un anno fa: l’arma in più di Pioli

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Potremmo dunque spiegare così un precampionato decisamente non esaltante a livello di risultati. Contrariamente a quanto avvenne nel precampionato della passata stagione che vide le vittorie contro Olympique marsiglia (2-0), Colonia (2-1), Wolfsberg (5-0) e Vicenza (6-1), prima dell’esordio altrettanto vincente contro l’Udinese.

Certo, avversarie di caratura inferiore rispetto a quelle affrontate nelle amichevoli della tournée americana. Real Madrid, Juve e Barcellona, che hanno comunque lasciato intravedere tutta la bontà delle prestazioni dei singoli. Dicevamo di Loftus-Cheek e Reijnders, ma dicasi lo stesso per Pulisic: questi tre già perfettamente calati nelle rispettive parti di trascinatori.

Ai quali dobbiamo aggiungere, dopo le ultime amichevoli disputate a Milanello, i primi ruggiti di Chukwueze e Okafor. Due pedine potenzialmente titolari, che ci auguriamo possano mettere in “difficoltà”, tra virgolette ma specifichiamo in accezione propositiva e all’opposto della passata stagione, mister Pioli.

Il quale dovrà essere bravo a trovare al più presto un assetto di formazione titolare nella quale poi poter intervenire pescando da quel ventaglio ampio di opzioni di qualità, che possano finalmente fare la differenza o, perché no, risolvere qualche partita subentrando dalla panchina. Cosa che raramente ricordiamo nelle ultime stagioni.

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