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Analisi

Arnault-Milan: si può fare, ma a una condizione. Intanto Scaroni frena

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Se ne parla da tempo e c’è chi giura che sotto sotto qualcosa di vero si stia muovendo. Fino a questo momento però il “grande tema” è maturato di bocca in bocca solo “per sentito dire”, nessuna fonte ha mai proposto documentazioni concrete e men che meno dichiarazioni di supporto dei diretti interessati. Tuttavia il “grande tema” piace ed entusiasma, soprattutto il popolo di milanisti convinti che presto il loro Milan tornerà finalmente grande e brillante in Italia e in Europa.

Scaroni: «La cessione non è vicina»

Di recente Paolo Scaroni, presidente del Milan, ha escluso che Elliott sia intenzionato a cedere in breve tempo le redini del Club: «Ha messo un sacco di soldi per coprire le perdite che abbiamo avuto negli ultimi due anni. Continua a sostenerci e a guardare avanti nel suo progetto di fare del Milan quella grande squadra che deve essere. Lo fa da azionista, in assemblea, nominando me, Gazidis e il CdA e non facendo mai mancare il suo supporto. La volontà di far crescere la società la dimostrano ogni giorni, il piano va realizzandosi con tutti questi giovani capaci che hanno davanti tanti anni nel Milan. Elliott non si pone limiti di tempo, poi un fondo così farà le sue scelte ma non vedo questo giorno vicino». Il numero uno di Casa Milan lo ha dichiarato ai microfoni di Sky Sport.

Arnault-Milan: il misterioso Bernard è centobilionario

Il “grande tema” ha un principale protagonista: è Bernard Arnault, 71enne imprenditore francese e proprietario del gruppo del lusso LVMH, acronimo di Moët Hennessy Louis Vuitton. Arnault di recente è diventato centibillionaire: il suo patrimonio ha superato i 100 miliardi di dollari dopo l’annuncio di risultati promettenti legati a un vaccino Covid-19 che hanno lanciato le azioni worldwide. La multinazionale francese è proprietaria di oltre 70 marchi del settore moda e lusso. Tra questi: Christian Dior, Bulgari, DKNY, Fendi, Céline, Guerlain, Givenchy, Kenzo, Loro Piana, Louis Vuitton, TAG Heuer, Moët & Chandon, Veuve Clicquot, Hennessy. Presto potrebbe aggiungersi anche il Milan? Cosa c’è di vero dietro l’interesse di Bernard Arnault? Arnaul vuole il Milan?

La trattativa per acquisire il marchio Tiffany

Intanto, entro gennaio 2021 LVMH raggiungerà un accordo di fusione con il brand americano Tiffany. La trattativa è in stato avanzato. Arnault, a capo del colosso francese, pagherà ogni singola azione di Tiffany 131,5 dollari, a ribasso rispetto ai 135 dollari di inizio negoziazione. Effetto della pandemia da Covid che ha impattato in modo irreversibile sul business sull’azienda newyorkese.

Arnault e gli investimenti in Italia

«L’Italia è importante come la Francia». Bernard Arnault ha lanciato un chiaro messaggio al Belpaese e, indirettamente, alimenta i sogni dei tifosi rossoneri: «In Italia vi produciamo soprattutto per la divisione moda e pelletteria e abbiamo 30 manifatture che lavorano per le maison italiane e per quelle francesi, come il calzaturificio di Louis Vuitton a Fiesso d’Artico». Le sue parole sono state riportate dal Sole 24 Ore. «Nel 2019 abbiamo investito in Italia oltre 200 milioni di euro – ha aggiunto il magnate francese –, una grande cifra da destinare a un solo Paese. L’anno scorso abbiamo aperto la nuova manifattura ‘Celine‘ sempre in Toscana, qualche settimana fa abbiamo ampliato quella di Thélios e oggi ecco Fendi». E ancora: «Investiamo molto nella formazione dei giovani artigiani, anche con il nostro Institut des Métiers d’Excellence, un programma che in Italia è particolarmente attivo. Non solo ci basiamo sul know how italiano, ma ne facciamo parte».

Arnault-Milan: aggiornamenti

Il numero uno della più grande azienda d’Oltralpe avrebbe un sogno nel cassetto, entrare nel mondo del calcio dalla porta principale acquistando le quote di maggioranza del Milan. Voci che tuttavia il buon Bernard non ha mai (ma veramente mai) confermato. A gennaio il proprietario del marchio Louis Vuitton bollò l’argomento come «un mistero italiano», aggiungendo poi la sua «grande ammirazione per il Milan, un club formidabile, con giocatori straordinari». «Tra l’altro – rivelò Arnault – alcuni mi chiamano o mi scrivono per chiedermi “cosa succede?”, quando invece sarà all’incirca la sesta o la settima volta in sei mesi che smentisco».

Gli opinionisti però ci sguazzano: «Una persona mi ha detto che ha parlato al telefono con Arnault e che ha l’intenzione di diventare il proprietario del Club». Dichiarazioni rilasciate dal procuratore Massimo Brambati. È la tesi, come già riportato, del “sentito dire”.

Bernard Arnault vuole davvero il Milan?

La mission di Elliott

Ma facciamo un passo indietro. Il proprietario di maggioranza del Milan, oggi, è il fondo d’investimento statunitense Elliott Management Corporation, con sede a New York e uffici a Londra. Il proprietario del fondo è Paul Elliott Singer. Ad essere ancora più precisi, A.C. Milan è controllato della Project RedBlack, società lussemburghese che fa capo a Elliott e alla Blue Skye istituita per finanziare l’acquisto del Club rossonero. Ha ottenuto la maggioranza acquisendo A.C. Milan dalla Rossoneri Sport Investment Luxemburg dell’investitore cinese Yonghong Li. Ma con quale scopo Elliott ha messo le mani sul timone del Milan? La strategia è chiara: riportare alto il valore del Club potenziando tutti gli asset strategici, dismettendo quelli non rilevanti e aggredendo la ricchezza del brand. In altre parole, accrescere il patrimonio di A.C. Milan riconquistando uno status da Champions. Nella fase 2, vendere le quote e trarre profitto. Da qui nasce la necessità di dotare il Club di un nuovo stadio, moderno, all’avanguardia, in linea con i più innovativi impianti sportivi al mondo: una mission fondamentale per allinearsi ai top club europei (il Bayern Monaco, ad esempio, incassa a stagione dall’Allianz Arena 100 milioni di euro, 60 in meno di quanto generi San Siro in quelle del Milan). “Competitività” è la parola in cima al dizionario del Portello, ma il concetto che segue è ancora più importante: “virtuosismo economico”. Che non può prescindere da uno stadio di proprietà.

Chi dopo Elliott? Arnault-Milan, le ultime voci: cosa c’è di vero?

Elliott presto (tra qualche stagione, a stadio completato) cederà il passo e quindi la proprietà del Club. Ed è qui che entra in scena – o meglio, potrebbe entrare – Bernard Arnault. Nell’ambiente economico e societario del Milan il suo nome circola con insistenza. Le ultime indiscrezioni parlano addirittura di “pre-accordo con il fondo della famiglia Singer e affare prossimo alla chiusura”. Arnault vorrebbe – pare, dicono – mettere i sigilli sull’operazione entro e non oltre la prossima primavera. Ma che senso avrebbe investire oggi nel Milan, un club indebitato, nel pieno vortice dell’emergenza Covid e senza uno stadio che crea valore, elemento fondamentale di ripresa e sviluppo? «Un mistero italiano». Da fonti vicine al magnate francese non si spreca nemmeno più il fiato per smentire.

Intanto però qualcuno insiste al tal punto da individuare già una scadenza: aprile 2021. Scaroni però ha frenato. Le cifre dell’operazione? Poco meno di un miliardo di euro per il closing.

Le condizioni di Arnault

Circolano anche i dettagli sulla presunta trattativa. Ribadiamo: non ci sono conferme ufficiali. Arnault avrebbe posto un vincolo a monte dell’operazione, ossia l’acquisto del pacchetto maggioritario del Club: la costruzione di un nuovo stadio per la Città di Milano. Senza le certezze che il progetto verrà realizzato, il magnate francese non farà passi concreti. Così si dice. Pare che Arnault sia addirittura disposto a finanziare completamente la realizzazione dell’impianto. I nodi burocratici stanno davvero congelando il passaggio del Milan dal Fondo Elliott al colosso francese? Vedremo come si concluderà la telenovela o se arriveranno inattesi colpi di scena.

Un nuovo stadio per Milano

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