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Queste le parole di Paolo Maldini a proposito del closing che porterà il Milan in mani cinesi.

Paolo Maldini, storico capitano rossonero, ha parlato ai microfoni di Radio 2. Inevitabile la domanda sul closing societario rossonero e sul suo rifiuto di qualche mese fa: «Io sono sempre più convinto della mia scelta, e i dubbi a una settimana dal closing restano gli stessi. Rivedermi nel mondo del calcio? Non so, per ora è così, io non ho mai aspettato niente dalla società e credo sia giusto viverla così, ho dato tanto ma ho anche ricevuto. Se dovessi tornare, chissà quando, sarà però di sicuro col Milan. Spero arrivi in Europa League…».

Su suo padre Cesare: «Non era affatto severo. Era uno all’antica, nato negli anni ’30 con un certo tipo di educazione, con l’esperienza calcistica degli anni ’50 e ’60 tempi in cui i giocatori stavano a Milanello dal lunedì mattina alla domenica. Se posso darmi un merito, ho cercato di cambiarlo un po’, per farlo stare al passo coi tempi. Ma era tutt’altro che rude».

Su Ranieri: «Ha fatto la storia, e questo nessuno lo cancellerà, sarà difficile da ripetere, specialmente nei tempi moderni, che sono gli stessi nei quali c’è poca riconoscenza. Ma la riconoscenza non va aspettata, pretesa, i professionisti devono farlo principalmente per passione. Licenziare un allenatore è molto più facile che cedere 30 giocatori, è chiaro. Molto spesso il rapporto s’incrina, e le società sono costrette a prendere delle decisioni magari un po’ affrettate. Il valore dell’allenatore però è sottostimato, certi allenatori incidono davvero tanto, certi hanno scritto non solo la storia del proprio club, ma la storia di tutto il calcio».

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