Yunus Musah conta ben quattro passaporti. Quello statunitense, quello italiano, il passaporto inglese e il passaporto ghanese. La sua storia è un intreccio di culture, di popoli, di stili di vita e di…coincidenze. È nato negli Stati Uniti, casualmente, il 29 novembre 2002. La madre Amina, di origine ghanese come il padre Ibrahim, nel 2002, alle porte dell’inverno si trovava a New York per una visita a un parente, uno zio espatriato nella Grande Mela. Amina era all’ottavo mese. Da lì a poco avrebbe dato alla luce il piccolo Yunus e un medico di New York le suggerì di trattenersi in città, spiegandole che non era sicuro per lei fare rientro in Italia.
In Italia, ebbene sì: il Veneto per la precisione. Perché i genitori di Yunus vivevano a Castelfranco, a circa 25 chilometri da Venezia. Ed è lì che tornarono dopo che Amina partorì Yunus, il secondo di tre figli. Con Ibrahim si erano conosciuti in Ghana dopo che Ibrahim aveva vissuto in Italia, e una volta sposati il trasferimento alla ricerca di fortuna. In Italia Yunus Musah ha iniziato a innamorarsi del calcio e ha mosso i primi passi sul rettangolo di gioco. Il Giorgione Calcio 2000, società dilettantistica, il suo primo club da calciatore. Faceva il portiere, ma era anche una sorta di jolly, il cosiddetto portiere volante.
Milan, alla scoperta di Musah: l’infanzia, il grande sogno… coincidenze e destino

Milan, ecco la vera storia di Yunus Musa
Quando Yunus aveva 8 anni il padre Ibrahim perse il lavoro. L’unica fonte di sostentamento della famiglia fu il locale gestito da Amina, un negozio di cibi ghanesi e altri generi di prima necessità. Nel 2011 la famiglia si trasferì quindi in Inghilterra, a Londra, da un parente. Nella capitale inglese, il padre di Yunus riuscì a trovare un lavoro ben più redditizio di quello perso in Italia. Iniziò così il secondo capitolo della vita del piccolo Yunus. Aveva 9 anni e voleva continuare a giocare a calcio. Ottenuto il passaporto inglese, Musah entrò a far parte delle giovanili dell’Arsenal. E’ una promessa. Nel 2016 è protagonista dell’U15 dei Gunners. Poi si è conquistato anche i pass delle giovanili della Nazionale inglese.
La carriera professionistica inzia nel 2019, col trasferimento al Valencia, dapprima nella squadra B. Una scelta da adulto, ponderata: era convinto che un’esperienza all’estero lo avrebbe portato più velocemente ai vertici del calcio mondiale. Ma a Valencia non è stato facili, soprattuto dopo l’addio di Marcelino, tecnico della Prima Squadra. Un periodo difficile ma passeggero. Poi grazie alla fede in Allah che da sempre lo accompagna e al supporto di Javi Garcia, manager del club, riesce a sbocciare. La stagione 2020/21, la prima in Liga, lo vede segnare 2 volte e staccare 35 gettoni. Meglio l’anno successivo: 36 presenze e 3 gol. Ma nell’ultima a Valencia non ha lasciato il segno sotto porta nonostante le 37 partite giocate. Ora la maglia del Milan, per chiudere il cerchio…







