Trenta giorni fa moriva l’ex presidente del Milan Silvio Berlusconi. Il “Presidentissimo”, tra le varie cose, amava e rispettava le bandiere.
Il tempo non passa, ma vola. Tempus fugit, dicevano gli antichi latini. E’ proprio così, poiché è già trascorso un mese dalla scomparsa di Silvio Berlusconi. L’ex presidente rossonero, che ha guidato il Milan dal 1986 al 2017, ha dovuto arrendersi alla leucemia che lo tormentava da tempo. Il vuoto da lui lasciato nel cuore dei tifosi rossoneri, così come in quelli del Monza, ed in molti appassionati di calcio è enorme. L’eleganza, la cultura, l’ironia, il gusto per il bello ed il rispetto per l’avversario lo rendevano un grandissimo presidente calcistico ed una persona unica. L’ex Premier, poi, aveva profondo rispetto per le bandiere, che oggi, di fatto, non esistono più.
I segreti del successo del Milan berlusconiano
Silvio Berlusconi, durante i suoi trentuno anni di presidenza rossonera, fece diventare il Milan una delle squadre più vincenti, rispettate ed ammirate d’Europa e del mondo. I successi conquistati dal suo Milan, che gli ha regalato 29 trofei in 31 anni, sono stati la naturale conseguenza dei valori, tecnici e non, trasmessi dal Presidentissimo alla sua squadra. Egli, in particolare, desiderava che nel suo Milan arrivassero dei calciatori che, oltre ad essere bravi in campo, fossero seri fuori dal rettangolo verde. L’ex Premier, infatti, voleva che i suoi calciatori conducessero una vita sana e regolare per rendere al massimo sul terreno di gioco. Il suo Milan, poi, doveva vincere, convincere e divertire, ma sempre rispettando l’avversario.
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Berlusconi e le bandiere
L’ex presidente rossonero, poi, amava e rispettava le bandiere. Nel suo Milan, infatti, hanno giocato due simboli rossoneri come Franco Baresi e Paolo Maldini, che hanno contribuito a molte delle sue vittorie. Altri calciatori, diventati simbolo di squadre diverse dal Milan, avrebbero potuto indossare la maglia rossonera. Uno di essi è Francesco Totti, che Berlusconi amava per il suo modo raffinato di giocare e che sarebbe potuto arrivare a Milanello nell’estate del 1988, a soli 12 anni. Insieme alla famiglia, però, il pupone decise di rimanere a Roma e l’ex Premier rispettò la sua scelta. A tal proposito, il tifoso rossonero vip Toni Capuozzo, ai microfoni di Daily Milan, ha riportato una risposta emblematica data da Berlusconi ad una sua domanda sull’argomento. Il Presidentissimo, nello specifico, disse: “No, le bandiere degli altri vanno rispettate“.
Milan, un mese senza Silvio Berlusconi
Il mancato trasferimento di Maradona in rossonero
Un altro grandissimo calciatore che avrebbe potuto far parte della gloriosa storia del Milan è Diego Armando Maradona. Silvio Berlusconi, infatti, fece di tutto per portare all’ombra della Madonnina il Pibe de oro, ma il campione argentino preferì restare a Napoli. Nel suo libro “Yo soy El Diego“, lo stesso Maradona affermò che l’ex presidente rossonero gli offrì un contratto ricchissimo, una Rolls Royce, delle ville ed addirittura un accordo pubblicitario con Fininvest pur di averlo nella sua squadra. L’ex Barcellona, però, non voleva indossare, in Italia, una maglia diversa da quella del Napoli e preferì rimanere all’ombra del Vesuvio. Berlusconi, ancora una volta, ne rispettò la scelta, perché le bandiere altrui non si toccano.
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