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Diavolo d’un Ibra: troppi messaggi criptici, ma il Milan ora è più vicino

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Dopo giorni di inutili polveroni mediatici, Zlatan tende la mano ai rossoneri.

Ibra e la banalità non sono mai andati a braccetto. Sul campo e fuori dal rettangolo verde, nella vita privata, in ogni scelta che ha contribuito a rendere Zlatan “il marchio oltre il giocatore”. E lui su questo aspetto che da sempre lo rende diverso, superiore anche ai più grandi campioni in attività (Messi e Cristiano Ronaldo, per fare giusto due nomi) ci marcia spesso divertito. La sua immagine ha lasciato un segno indelebile in ogni città sia stata associata, Milano prima (in maglia Inter e poi con quella rossonera), a Parigi, Manchester, a Los Angeles. Memorabile il saluto ai Galaxy in posa a scrutare l’orizzonte dalla collina di Hollywood: “Ora tornate a guardare il baseball” scrisse. Come a dire “io sono l’eletto, colui che porta il calcio. Non avrai altro Dio al di fuori di me”.

Ibra futuro Milan: Zlatan, il divino

Non è un caso che come titolo per la sua autobiografia Zlatan abbia scelto di seguire la strada della presunzione che ben conosce: “Io sono il calcio”. Punto. O, ancora, che si paragoni a qualcosa di divino praticamente in ogni occasione, al numero uno, al migliore al mondo nonostante in bacheca non conti grandi successi internazionali alla Ronaldo. O palloni luccicanti d’oro sul caminetto del salotto di casa. Sul social però Ibra è Ibra, insuperabile e unico lo è per davvero. Il leader massimo, divino appunto e indiscusso. A colpi di post e di storie su Instagram, in una manciata di settimane ha generato un polverone sull’ambiente rossonero senza precedenti.

Ibra futuro Milan: ma quale ultima danza!

Si è scritto molto su di lui e sul suo futuro durante il lockdown e nella fase due degli allentamenti, quando ha potuto e voluto rientrare in Italia abbandonando le libertà concesse della sua Svezia. Il paradosso è che per ogni nuovo episodio Zlatan ha aggiunto una buona dose di pepe, senza voler aggiungere pepe. Tutto molto strano. Come quando con una pubblicazione sui social riferita a Michael Jordan e alla serie tv su Netflix che ne racconta la carriera ai Bulls, “The Last Dance”, ha fatto intendere che la sua avventura in rossonero fosse prossima “all’ultima danza”. Invece, dai confini di Casa Milan dopo ventiquattro ore è iniziata a circolare la lettura autentica a quel post: una frecciatina ai Galaxy, che per bocca di alcuni giocatori ed ex compagni di Ibra avevano dipinto Zlatan come un personaggio scomodo in spogliatoio.

Ibra futuro Milan: un nuovo messaggio ai rossoneri

Autore unico in questo frullatore mediatico (non è appoggiato esternamente da un’agenzia di comunicazione), Ibra ci sguzza e si diverte. I social sono diventati il suo passatempo preferito, non più solo motore di business. E adesso? Cosa vorrà significare il messaggio che ha condiviso oggi? Ce lo chiediamo ogni volta Twitter o Instagram ci mostrano il bel faccione di “Zeta punto” seguito da un nuovo aggiornamento. Se fino a pochi giorni fa tutto sembrava condurre Ibra verso un futuro lontano dal Milan (a un ritorno in Svezia, a chiudere la carriera all’Hammarby, o addirittura al Bologna, ma ora si inizia a parlare con insistenza anche di Roma), da qualche post, nel pieno della ripresa di molte attività extra-campo anche a Milanello, l’orizzonte sembra un po’ più a tinte rossonere: ieri l’altro una foto sorridente sotto il cielo di Carnago accompagnata da un semplice tag al Milan, ieri invece il suo volto associato per metà a quello di Joker, celebre personaggio della DC Comics da sempre oggetto di fascino e mistero. In parte proprio come Ibra, che con quel fotomontaggio si è definito “Metà Dio metà Diavolo”. La mano tesa al Milan, tra le righe, non è passata inosservata e sa tanto di smentita alle voci che nel weekend l’hanno accostato al Club di Mihajlovic (più che altro la voce del tecnico e amico registrata ai microfoni di una tv serba). Ibra si sente rossonero e lo è per metà. La faccia anche questa volta l’ha messa. Sotto sotto, un forte attaccamento al Milan Zlatan l’ha sempre dimostrato.

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