Il percorso del Milan di Pioli è paragonabile a quello dell’Italia di Mancini: vinto con merito, ma senza essere la squadra più attrezzata per rimanere al vertice.
Numeri impietosi
Una stagione decisamente con più ombre che luci per il Milan di Stefano Pioli. Al netto di un percorso Champions al di sopra delle aspettative, il dato più deprimente per la squadra che, doveroso ricordarlo, porta ancora lo scudetto cucito sul petto, è certamente quello relativo ai 23 punti di distacco nei confronti del Napoli fresco campione d’Italia. Altrettanto significativi sono i 16 punti in meno rispetto la scorsa stagione che sanciscono un piazzamento, il quinto posto attuale che, al netto di eventuali penalizzazioni ai danni della Juventus, condannerebbe il Milan a rimanere fuori dalla prossima Champions League con le gravi implicazioni economiche e di immagine, che per il club di via Aldo Rossi sarebbero nefaste.
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Maldini, parole profetiche
Come nefasto è stato il primo tempo della gara d’andata della semifinale di Champions contro l’Inter, che dopo soli 11′ ha di fatto orientato il doppio confronto in favore degli uomini di Simone Inzaghi. Profetiche furono proprio le parole di Paolo Maldini prima del match d’andata: «Secondo me non siamo ancora pronti per rimanere a questo livello». Il rischio, sottolineava Maldini, è quello di fare «anche due passi indietro».
Milan sindrome azzurra, il parallelo con l’Italia di Mancini
Una sorta di “sindrome azzurra”, che ha visto l’Italia di Roberto Mancini sorprendere e trionfare con pieno merito agli europei, ma con la consapevolezza di non essere la squadra più attrezzata per rimanere al vertice. Un percorso simile è quello del Milan di Pioli, che ha vinto sì lo scudetto con merito, ma sicuramente senza avere la rosa più attrezzata per farlo. Ma che addirittura risulta depauperata negli ultimi due anni, considerato il combinato disposto tra le cessioni, su tutte quella di Kessié, non sostituito, la mancanza di Ibrahimović, per ragioni fisiche e anagrafiche, e l’apporto pari a zero del mercato estivo. Dulcis in fundo, un mondiale di mezzo, che ha restituito Theo Hernandez e Giroud, che ha comunque 36 anni, in condizioni fisiche precarie.
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