«Il successo economico si sposa con il successo sportivo. Competitività sì, ma non a ogni costo». Fanno discutere le parole espresse ieri dall’amministratore delegato del Milan Giorgio Furlani al DLA Piper Forum di Milano-San Siro. Parole che rispecchiamo la linea seguita da RedBird Capital nel processo di crescita aziendale e sportiva del nuovo Milan e che quindi non possono sorprendere. Tutto condivisibile certo, però con qualche non proprio piccola eccezione.
Il Milan oggi gode di un organico in qualità e in quantità più forte e più competitivo rispetto a quello affidato a Stefano Pioli la passata stagione – fin qui tutti, più o meno, d’accordo -, ma dentro lo spogliatoio di Milanello si contano anche due marcate e preoccupanti lacune. La più evidente in attacco: al Milan manca un centravanti di livello internazionale e di prospettiva. Giroud non basta e per l’età che avanza soprattutto. Ormai proiettato verso i 38 anni, Olivier non può garantire numeri e fiato ancora a lungo.
Milan, per RedBird Capital sostenibilità ma con riserva
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Serve un colpo da novanta, un botto che infiammi il mercato e che prima ancora sistemi il vuoto lasciato da quel tassello mancante e imprescindibile del puzzle rossonero: il bomber. Un giovane dalla tecnica già rodata, conosciuto e da grande squadra. Un top player o aspirante tale, un talento dai numeri già convalidati. Un acquisto da minimo 40/50 milioni di euro… Insomma, un investimento poco sostenibile nell’immediato ma ampiamente valorizzabile nel lungo periodo. Un rischio certamente, ma come d’altronde vale per tutte le grandi operazioni che caratterizzano il calciomercato.
Giusto pensare alla sostenibilità dei conti ma prima ancora – in questa fase della storia del Milan soprattutto – le attenzioni vanno date al campo, concentrate sulle carenze della rosa in quei ruoli considerati essenziali. Prima IL centravanti, poi UN terzino da alternare a Theo Hernandez, che possa far rifiatare in stagione il francese e che in campo dia la possibilità all’allenatore di non sentirne troppo la mancanza. Il solo Davide Bartesaghi – brillante ma ancora acerbo prodotto del Settore Giovanile – non basta, il Milan su quella corsia ha bisogno di una dose maggiore di qualità. Come per la punta, anche a sinistra serve un investimento di un livello superiore.




