L’estate di Milan e Inter e il caso Samardzic ha messo in luce le differenze tra i due club. Non bastano “nome e curriculum” per trattare
L’estate in parallelo di Giorgio Furlani e Beppe Marotta non solo ha marcato in maniera netta le differenti, diametralmente opposte in taluni casi, politiche di Milan e Inter, ha alterato l’equilibrio dell’ecosistema manageriale del calcio italiano probabilmente per gli anni a divenire. Due mesi fa Giorgio Furlani è stato da molti presentato come figura inesperta, in sede di mercato fragile, priva di competenze e lontana chilometri da Paolo Maldini, manager invece secondo i più lanciato e pronto a diventare “un nuovo Galliani”. Giorgio Furlani – era stato detto – avrebbe sofferto anche il paragone con Beppe Marotta, capostipite di una generazione di nuovi dirigenti dalle quasi inimitabili abilità. I fatti hanno smentito ogni virgola di queste supposizioni.
Milan, la politica di Giorgio Furlani
Giorgio Furlani, va ricordato, tratta da anni, sa muoversi nel mondo degli affari anche se prima di giugno lo ha fatto protagonista in altri settori. Ha navigato decine e decine di mari in tempesta e nella sua carriera di esperto di finanza, conti, investimenti ha avuto a che fare con potenze ben più inflessibili di club calcistici e agenti sportivi. Da neofita in questo campo, quello dei rapporti e delle dinamiche del calciomercato, Furlani in appena due mesi ha saputo muoversi con accortezza e intelligenza, chiudendo praticamente tutte le operazioni in entrata abbozzate a giugno e facendo decisamente meglio, molto meglio, di colleghi nel calcio ben più esperti.
Furlani in due mesi di lavori, viaggi, incontri, telefonate ha già superato Marotta, sia nella concretezza che nel modo di agire. L’ultima sconclusionata trattativa tra l’Inter e Lazar Samardzic, centrocampista tedesco in uscita dall’Udinese, ha scoperchiato il totale degrado del mondo nerazzurro. I dirigenti della Benamata “denunciano” a mezzo stampa il giocatore per non aver rispettato gli accordi presi, il padre del Samardzic smentisce invece la tesi di Marotta (che ha tenuto per giorni il giocatore in ostaggio in un albergo di Milano dopo visite mediche e prime foto ufficiali) puntando il dito sull’agente che cura gli interessi del figlio.
Caso Samardzic specchio del degrado nerazzurro, Milan altro mondo
Caso Samardzic specchio del degrado Inter, Milan altro mondo
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A sentir dire il signor Mladen, Rafaela Pimenta, avvocata brasiliana erede di Mino Raiola e procuratrice di Samardzic, in sede di trattativa avrebbe fatto solo favori ai nerazzurri penalizzando il suo assistito: «Un trasferimento deve andare bene a tutti, non solo all’Inter e andare incontro ai loro problemi» ha tuonato il padre del centrocampista.Problemi e Inter sembrano quasi sinonimi. Questo è uno, ma l’estate a strisce nerazzurre ne ha raccontati una manciata. Opinionisti e addetti ai lavori oggi nel calderone mettono anche il “grande dubbio Thuram”, ancora a secco di gol in preseason.
Sono gli stessi che quando l’ex Monchengladbach è sbarcato a Milano avevano parlato di beffa ai danni del Milan, che su Marcus, figlio di Lillian, ci aveva creduto certo e fino all’ultimo, senza però esagerare (è risaputo che il giocatore abbia scelto l’Inter ammaliato da una più corposa offerta economica e non per una questione di miglior progetto tecnico). “Milan beffato” è stato il refrain dell’estate, rispolverato anche con l’approdo di Davide Frattesi dal Sassuolo ad Appiano Gentile. Ma qui, in pochi, quasi nessuno tra i confini del mondo Inter, ha raccontato con precisione le sfumature dell’operazione: il Sassuolo ha fatto da banca ai nerazzurri perché la società di Steven Zhang non è in grado di depositare fidejussioni bancarie.
Il caso Marko Arnautovic
C’è poi Marko Arnautovic, il grande ex tornato a casa con una bella dose di esperienza in più nella testa e nelle gambe, sulla galassia nerazzurra dipinto con uno dei migliori colpo del mercato 2023. Un colpo che economicamente può anche passare come vantaggioso, ma un colpo da 34 anni, certamente quindi non di prospettiva. L’Inter che non può investire eccessivamente per gli arcinoti problemi societari sceglie l’usato sicuro, a costo quasi zero.
Suona come “un problema posticipato” non trovate? Nessuno lo dirà, ma poco ci interessa. Contano i fatti e nulle più. I fatti dicono che il Milan con Furlani sta per salutare un mercato di forze fresche e misurate, di qualità e futuribili, un’estate di operazioni condotte con pugno fermo ma con stile e rispetto nei confronti di club e giocatori. Un’estate che punta alla crescita. L’Inter, invece, trascinata del maestro Marotta, sempre più favorita per il titolo e migliore sulla piazza, quella delle opinioni, con un mercato dominato da operazioni in scadenza (c’è anche Sommer sulla lista, altro 34enne) e una lunga ininterrotta catena di mascherate brutte figure.




