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Analisi

Chiamatelo “Mastermind”: Ismael Bennacer è più di un punto fermo

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Non potete dargli del semplice “punto fermo”. Sarebbe come sminuire un lavoro, e non è mai bello sminuire un lavoro.
Che poi in realtà sarebbe tanta roba essere dei “punti fermi” del Milan, ma Ismael Bennacer è qualcosa di più.

È qualcosa di più perché se lo merita, perché quando è arrivato ha ricevuto il seguente buongiorno da milanisti e non: “Ehhh ma viene dall’Empoli retrocesso”, perché eravamo un po’ tutti scettici. E ci ha smentito in faccia. Lo stesso rendimento che aveva fatto intravedere ad Empoli, una scuola calcistica imparagonabile tra le medio-piccole d’Italia, lo ha avuto anche alla Scala del Calcio. Aumentando la costanza, migliorando sotto ogni punto di vista. Sotto quello qualitativo in particolare, perché a livello di mentalità non ne aveva per nulla bisogno. Era già un leader, lo si capisce dalle scelte fatte e che fa, sempre tutte rischiose.

Non avrebbe rifiutato le avance di Wenger per andare all’Empoli altrimenti, così come avrebbe potuto tranquillamente declinare la proposta del Milan, perché a molti di noi veniva da ridere quando ci è stato detto: “Sarà il centrocampista del futuro”, e invece…
Gli piace rischiare anche in campo, ovviamente. Le prime volte a San Siro continuava a verticalizzare l’azione, anche quando non ce n’era bisogno,roba da strofinarsi gli occhi per quei tifosi che da 8 anni non vedono le stelle del grande calcio europeo. Perché Ismael Bennacer è uno a cui piace PENSARE in verticale. Con lo sguardo fiero a guardarsi sempre davanti, mai indietro, la classica impronta facciale dei magrebini algerini come lui.

Non è un caso che persino l’account instagram del Milan l’abbia definito “Mastermind”, dopo il suo ritorno in campo al Franchi. Esattamente come il gioco degli anni settanta, Bennacer decodifica in campo tutto quello che non va, indovina il codice segreto per vincere la partita, anche quando questa sembra ormai messa in cassaforte dall’avversario. Quindi no, non è solo un punto fermo, ma qualcosa di più. Lo dicono i numeri: con lui in campo, il Milan ha perso una volta negli ultimi dodici mesi. Il suo ingresso a Firenze conferma che il Milan ha due volti: c’è il Milan con Bennacer, e il Milan senza l’algerino, e c’è tanta rabbia per non aver avuto a disposizione un giocatore raffigurante il centro gravitazionale di Stefano Pioli.
Non un punto fermo dunque, ma un centro gravitazionale col pallone tra i piedi e un mastermind quando la sfera non è sui suoi scarpini.
Peccato averlo visto assente con troppa continuità, ma ora è tornato e, forse, la nostra stagione svolta in positivo.
Pellegatti l’ha soprannominato “Lo sceicco bianco”, lungi da me consigliare qualcosa a un mostro sacro del giornalismo come lui, ma per “Algerian Mastermind” ci farei un pensierino.