Quando il Milan decise di andare dritto su Marcus Thuram aveva ben chiare le caratteristiche del giocatore in uscita dal Borussia M’gladbach: un elemento duttile là davanti, ma con una forte propensione a giocare da centravanti, ruolo che il figlio di Lillian si è costruito col tempo e l’aiuto prezioso di due suoi ex allenatori, Adi Hütter e Daniel Farke. Basti sovrapporre le due heatmap – le mappe del calore – di Thuram e di Noah Okafor, sbarcato alla corte di Pioli nelle ultime settimane, per capire la chiara differenza tra i due profili e soprattutto che “no”, l’ex Salisburgo non è ancora il vice Giroud che il Milan sta cercando da mesi.
Okafor predilige la fascia sinistra, è più un vice Leao e potrebbe non essere un caso che abbia scelto di indossare in rossonero il numero 17 che fino a giugno era proprietà sulle spalle di Rafa. Non è poi uomo da grandi cifre Okafor in termini di gol. Marcus Thuram spinge soprattutto (o meglio, quasi esclusivamente) per vie centrali e nell’ultima stagione in Germania ha messo a segno 13 gol in 30 partite. Anche la stazza fisica tra i due è un po’ diversa: le tabelle di inizio stagione riportano cinque chilogrammi di peso e sette centimetri di altezza in più per l’interista.
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Per Marcus Thuram (poi passato all’Inter all’ultima curva) il Milan aveva stanziato a giugno a budget una cifra intorno ai 35 milioni spalmabili per l’ingaggio, della durata di quattro stagioni (5,5 milioni netti all’anno, circa 7 milioni al lordo beneficiando del Decreto Crescita), una cifra che verosimilmente il Club investirà sul mercato per ingaggiare entro fine agosto un centravanti puro, di pari livello o quasi, di pari identikit.
Noah Okafor è più simile anche a Divock Origi, prossimo a salutare Milanello destinazione (forse) la ricca Premier League, l’unica lega che può permettersi senza problemi un ingaggio importante come il suo. Con quanto risparmierà per lo stipendio del belga, il Milan potrebbe trattare con ancora più tranquillità il 9 del futuro, inizialmente da affiancare a Olivier Giroud e poi – se tutto andrà bene – da lanciare come nuovo bomber negli anni a venire.