Chi ancora oggi scinde il percorso intrapreso da Elliott con quello più recente di RedBird sbaglia grossolanamente. Il Milan di oggi è figlio del Milan del più recente passato, quello che dal 2018 ha sistemato conteggi di cassa e rispolverato ambizioni. Nell’era cinese, di Yonghong Li, Fassone e Mirabelli, il Diavolo delle cose formali chiuse con un rosso di 126 milioni di euro, effetto di una malcurata gestione di entrate e uscite a bilancio. Conti che il fondo Elliott è riuscito a fatica a sistemare sbarazzandosi di una ridondanza di giocatori improduttivi e spese extra per la struttura ereditata impossibili da sostenere.
Oggi il Milan è un club sano, virtuoso, che genera business e punta a correre nel tempo sulle proprie gambe. Un club di nuovo appetibile commercialmente, che ha sancito nuove partnership strategiche in Italia ma soprattutto all’estero, che ha chiuso l’ultimo bilancio con utili netti di circa 15 milioni e che alla voce ricavi conta un +30% rispetto alla stagione precedente. Il Milan semifinalista di Champions League, figlio dello scudetto numero 19, è un club tornato ai vertici e che lì ora punta a restarci. Il valore della produzione tre anni fa toccò il minimo storico di 192 milioni per conseguenze di varia natura (le inefficienze della prima gestione post Berlusconi, ma anche il contraccolpo economico dalla crisi pandemica), dopo l’ultima stagione raddoppierà a circa 370-380 milioni.
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Il Milan che ha venduto Sandro Tonali al Newcastle a una cifra faraonica (l’ex Brescia non vale di certo 80 milioni) per rifare tre-quarti della propria ossatura tecnica è un Milan che ha dimostrato di saper applicare al meglio la teoria del Player Trading. È un Milan maestro anche nell’utilizzo della tecnologia, del tanto strumentalizzato “algoritmo”, nient’altro che uno strumento utile a monitorare una svariata quantità di parametri dei giocatori individuati sul mercato. Chi crede che il tanto bistrattato “algoritmo” sia un cervellone artificiale che mastica un numero indefinito di richieste rivelando poi il volto del “calciatore perfetto”, ecco, senza girarci troppo intorno, meglio che s’informi bene perché ci ha capito poco.
Nell’ultimo mese e mezzo il Milan ha scelto accuratamente i giocatori adatti al proprio progetto dopo un intenso e costruttivo confronto tra le singole aree del nuovo ecosistema tecnico-sportivo: Pioli ha indicato il fabbisogno dell’organico, Moncada ha presentato i profili più interessanti schedati dalla squadra di scout che dirige dal dicembre del 2018, Furlani – già responsabile delle finanze con Elliott – il budget a disposizione tassello dopo tassello per garantire alla Società un mercato totale. Professionalità riconosciute (altro che dilettanti allo sbaraglio) su tre livelli distinti ma cooperanti: di chi allena, di chi scova talenti e di chi è abile nei conti e sa anche trattare.




