Intervistato dalla Gazzetta, il “Genio” Savicevic ricorda gli anni vissuti al Milan con Silvio Berlusconi Presidente: «Prima del 4-0 in finale contro il Barcellona mi chiamò e mi disse…»
«Il Presidente era veramente un secondo padre. Mi voleva bene». Così Dejan Savicevic ricorda Silvio Berlusconi scomparso ieri all’età di 86 anni. Il “Genio”, al Milan dal 1992 al 1998, campione d’Europa con Fabio Capello in panchina, nel giorno dei funerali dell’ex Cavaliere ha rilasciato una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport.
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Savicevic e l’esplosione in rossonero: «Berlusconi mi aiutò molto»
Al suo arrivo al Milan Savicevic coronò un sogno: «Era il top in Europa. Vero, dovevo andare alla Juve, poi alla Roma, poi al Monaco in Francia. Io ero alla Stella Rossa, avevamo vinto la Coppa dei Campioni, battuto il Marsiglia a Bari. Dovevo vincere il Pallone d’oro, ma l’hanno dato a Papin. Ha perso la finale, è arrivato secondo, ma era francese…». Quei giorni vissuti tra Serbia e Italia sono ancora molto nitidi nella sua memoria: «So che c’era l’interesse della Juve. È venuto Ariedo Braida, un grande dirigente, a Belgrado e ho firmato. È stato tutto molto facile. Braida era felice e diceva: bene bene, nema problema, Dejan».
Il “Genio”, però, in rossonero non uscì subito dalla lampada: «Dopo un po’ di tempo e tanti problemi dovuti (anche) alla lingua, il rapporto con la città, il cibo, i compagni, il campionato diverso. Capello mi faceva giocare pochissimo, anche perché davanti c’erano Gullit, van Basten e Rijkaard. E allora mi mandava in campo per venti minuti. E io gli dicevo: “Ma fammi fare 5-6 partite complete di fila, e poi capirai se sono da Milan. Se non lo sono, me ne vado”. C’erano richieste, non ero l’ultimo arrivato. Mi hanno aiutato molto il Presidente e Boban. Zvone mi diceva: “Dejan, non fare lo scemo, sei più forte di tutti, non andar via. Vedrai, giochi e poi spacchi tutto”».
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Milan, Savicevic ricorda Berlusconi: «Un secondo padre»
Milan, Savicevic e il gol di Atene
Dei tanti gol che segnò in maglia rossonera, indimenticabile quello nel 1994 ad Atene contro il Barcellona di Cruijff in finale di Coppa dei Campioni: «Sono passati quasi trent’anni. Ma è vero, certe cose, certe emozioni non si possono più dimenticare. Giocavamo contro il Barcellona, eravamo sfavoriti, spacciati. E invece abbiamo vinto 4-0… Cosa mi disse Berlusconi? Lui non c’era. Lo avevano appena eletto Presidente del Consiglio. Mi telefonò il giorno prima della partita: “Caro Dejan, dicono che sei un Genio. Bene, dimostramelo contro il Barcellona”».