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Analisi

Napoli alle porte, poi il Lille e una nuova corsa da togliere il fiato. Le tre risposte per “superare il test”

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Napoli-Milan, motori accesi: cosa ci aspettiamo dai ragazzi.

Alla ripresa, domenica sera nell’arena del San Paolo, vinceranno i leoni. E se i leoni saranno da una parte e dall’altra del campo, per la terza battaglia consecutiva Napoli e Milan concluderanno la contesa senza nessuno da portare in trionfo. Vale molto il “superclassico” dell’ottava giornata. Più dei tre punti in palio, che ovviamente fanno gola a tutti, e di un primo posto in campionato da consolidare per gli uni, da agganciare per gli altri: se gli azzurri di Rino Gattuso dovessero firmare il colpaccio, la poltrona più lussuosa della Serie A andrebbe provvisoriamente divisa a metà. Ci si gioca l’idea, la consapevolezza, di essere forti e maturi per ambire a qualcosa di davvero brillante (che non sia soltanto un quarto posto – sia chiaro, preziosissimo – con vista sulla Champions).

Il Milan di Pioli, capolista, conta oggi tre punti in più là in alto rispetto ai campani, frenati nella loro corsa da uno 0-3 a tavolino, all’Allianz contro la Juve, graffato da un punto di penalità in classifica. Ora sono terzi con 14 punti, dietro al funambolo Sassuolo a 15 che in caso di parità domenica sera potrebbe anche conquistare la vetta, in solitaria in caso di successo a Verona e di ko dei rossoneri nel posticipo. Conteggi a parte, cosa ci aspettiamo domenica da Ibra e compagni? Ecco tre spunti che allargano l’orizzonte e prendono in esame anche il match che seguirà la sfida del San Paolo, l’incontro di Europa League contro il Lille in Francia giovedì sera.

Conferme sull’asse Donnarumma-Ibrahimovic

È il pilastro portante che evita il crollo o se preferite la colonna vertebrale che raddrizza tutto. Da Gigio Donnarumma a salire lassù, lungo la schiena muscolosa e tatuata del Diavolo di Pioli (e Ibra ne incarna molto bene la visione) ci si attende esattamente ciò che fino ad oggi si è visto, dominanza e qualità, una linea solida e affidabile. Si attendono conferme da Simon Kjaer e Franck Kessie, ad esempio, la cui continuità di rendimento è stata fondamentale per costruire corsa e fuga in campionato. Conferme poi da Calhanoglu, un po’ sottotono nell’ultimo periodo e che domenica dovrebbe partire titolare sulla trequarti, fino ovviamente a Ibra, il guerriero più temuto e più attivo al fronte. Maestri d’orchestra, metronomi, punti di riferimento. Intorno a loro tanta forza fresca, allievi che devono imparare, trovare il ritmo e sfruttare le occasioni, tante idee e tanta fame.

L’apporto della panchina

Iniziano settimane per il Milan da togliere il respiro. Fino a Natale la corsa sarà estenuante: dieci sfide tra campionato ed Europa League, sei delle quali da vivere in trasferta (Napoli, Lille, Sampdoria, Sparta Praga, Genoa e Sassuolo). Dosare al meglio le energie servirà a mantenere la barra a dritta il più possibile, la produzione che offriranno i giocatori coinvolti dalla panchina giocherà poi un ruolo cruciale. A partire proprio da Napoli domenica sera. Nessuna riserva e nessun titolare, Pioli ha già dato risposte all’argomento: tutti i suoi ragazzi devono sentirsi al centro della scena, ingredienti utili di una gustosa ricetta. Da Tonali a Krunic, passando per Diaz, Saelemaekers e Leao, Castillejo e Rebic. Anche i giovanissimi, Lorenzo Colombo e Daniel Maldini, saranno importanti lungo il percorso e nelle fasi finali dei match soprattutto.

Più attenzione sulle palle inattive

Stefano Pioli in smart working perché contagiato dal Covid ci sta lavorando alacremente. Per arginare il problema dei troppi gol subiti su corner e punizioni – storico grattacapo riemerso con le prove contro Roma, Lille ed Hellas Verona – bisogna lavorare sia sulle movenze dei singoli (aspetto strettamente tattico) sia sul livello di concentrazione della squadra. Una partita su tutte è al centro di critiche e analisi, la pesante sconfitta contro il Lille in Europa League. Quella sera l’orchestra di Stefano Pioli ha iniziato stonata e ha concluso stonata. Un problema corale di natura psicologica, figlio anche della stanchezza dello spogliatoio per un tour (de force) che praticamente non ha mai ammesso pause di riflessione e ristoro (la Pandemia inoltre non ha aiutato). Ora il Milan torna in campo – come tutte le sue rivali – rigenerato dalla sosta: è vero, un nutrito gruppo di milanisti è stato impegnato con le Nazionali, ma alcuni dei “solisti” apparsi nell’ultimo periodo con il fiato in riserva sono rimasti a lavorare a Milanello. È il caso, ad esempio, di Theo Hernandez, da una manciata di partite in evidente calo rispetto alle medie dei mesi passati.