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Analisi

Fuori dall’Europa, ma questo Milan è destinato a crescere

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Eliminazione che scotta nella gelida serata di San Siro. Brucia, intanto perché il percorso in crescendo del Milan nella fase a gironi di Champions League avrebbe meritato epilogo diverso. Brucia, poi, perché dopo l’ingiustizia di Milan-Atletico (un rigore inesistente concesso agli spagnoli e convalidato al VAR) se n’è sommata ieri una seconda non meno palese contro i Reds di Jurgen Klopp: al 7′ della ripresa, il greco Tsimikas spinge vistosamente Kessié dopo un contrasto di gioco, Franck finisce a terra in area ma per il direttore di gara, l’olandese Makkelie, non ci sono gli estremi per assegnare il penalty. I tabelloni del “Meazza” al 7′ del secondo tempo indicavano il punteggio di 1-1, lì il Milan poteva tornare in vantaggio e poi… E poi chissà.

I “se”, i “forse”, i “magari” non cancellano nemmeno uno degli errori commessi ieri da Romagnoli e compagni. Come in occasione delle due reti firmate dal Liverpool: Maignan poteva fare di più, Tomori ha pasticciato nella ripresa e regalato ai Diavoli inglesi la palla del 2-1 finale gettando alle ortiche il suo ottimo primo tempo. Serata storta, ma che lascia comunque un velo di ottimismo nell’aria. Questo Milan dà l’impressione di maturare bene, lotta per la maglia (Tonali è del gruppo l’indiscusso portabandiera), cova il desiderio di rivivere certe emozioni (la Champions è da sempre nel DNA di ogni milanista). Questo Milan pieno zeppo di cerotti, orfano dell’esperienza di uomini chiave come Kjaer e Giroud, dà l’impressione di poter continuare a combattere per un traguardo importante, che ora sarà circoscritto tra i confini di casa, tra un primo posto in campionato da difendere e la Coppa Italia da onorare nel nuovo anno. Attorno a sé ha tutto quello che serve per fare bene. A cominciare dai tifosi, ieri in quasi 57mila sugli spalti hanno trascinato dal primo all’ultimo minuto la squadra e omaggiato Pioli. “Sempre con te sarò”, il messaggio della Curva a inizio partita. Chiaro, di cuore, un segnale fondamentale per continuare a crederci e tornare – prima o poi – protagonisti ovunque.