Milan, cambio nella strategia: dal 2019 solo sei operazioni di mercato su 32 sono state effettuate in Italia. Una tendenza (generale) che nel lungo periodo può portare serie conseguenze.
La spinta arriva dal Decreto crescita varato dal Governo Conte II nel 2019. Un provvedimento “criticato – spiega oggi il quotidiano torinese Tuttosport – soprattutto per una circostanza: con le sue agevolazioni fiscali, applicate al lordo degli ingaggi dei calciatori provenienti dall’estero, spinge i club del nostro campionato a dare spazio prevalentemente agli stranieri a danno degli italiani”.
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Di conseguenza, a subire i danni di questo brusco cambio di strategia è il percorso sportivo della nazionale italiana (o forse sarebbe meglio dire “delle nazionali”) a caccia di talenti che con il passare degli anni però risultano sempre più rari. Tuttosport aggiunge un dato alquanto preoccupante: le percentuali di minutaggio dei giocatori non convocabili in azzurro sono vicine al 70%. Sono le più alte d’Europa dopo quelle registrate in Premier League.
Il dato che preoccupa
Da quando il Decreto crescita è stato approvato il 27 giugno 2019 con il “sì” del Senato, quindi dalla sessione estiva del calciomercato 2019/2020, il Milan – ricorda Tuttosport – ha chiuso “32 operazioni in entrata con pagamento del cartellino” (esclusi quindi i parametri zero) e “di queste, appena sei sono state effettuate con acquisti da altre società di Serie A, pari al 18% del totale”. L’investimento dei rossoneri in Italia, prima con Elliott e poi con RedBird è stato limitato a 65 milioni di euro. Il trasferimento più caro quello che portò Sandro Tonali in rossonero per 25 milioni, finiti nelle casse del Brescia.
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Milan, la nuova tendenza rossonera sul mercato spiegata da Tuttosport
Milan e un nuovo modo di fare mercato che indebolisce le più piccole
Il problema pare evidente: il Decreto crescita “rende più conveniente dirigere la propria attenzione all’estero” – scrive in sintesi Tuttosport – indebolisce il sistema sportivo nazionale ma anche quello economico, e a subirne le conseguenze prima ancora delle selezioni azzurre sono le cosiddette “provinciali”, lì dove i talenti di casa nostra emergono e cercano sfogo. Un fenomeno che non avviene in Inghilterra ad esempio, dove – spiega bene Tuttosport – vige “una forza di tacita solidarietà interna” tra grandi club e medio-piccole. Basti pensare al recente passaggio di Declan Rice dal West Ham all’Arsenal per 120 milioni di euro. Ma anche al caso Harry Maguire, quattro anni fa trasferitosi dal Leicester al Manchester United per 90 milioni.
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