Confermato in rosa, osannato dai tifosi, ben voluto dai compagni di squadra ma costantemente in panchina. Yacine Adli per molti resta un mistero. Perché non gioca il francese? Perché c’è ma non si vede? Domande che iniziano a diventare pressanti. I numeri della sua avventura in rossonero raccontano di un giocatore ai margini del progetto. Fuori rosa. La scorsa stagione ha collezionato 140 miseri minuti in campo spalmati in sei uscite: 29 con il Bologna, 17 con il Sassuolo, 8 minuti contro il Napoli e a Verona, lo scorso 16 ottobre, un’ora da titolare. In coda, poi, 7 minuti con la Fiorentina e 19 contro lo Spezia.
Quest’anno nulla. Adli è ancora a quota zero, uno spettatore non pagante. Perché Pioli non lo getta mai nella mischia? Le tesi sono molte. Ma ciò che trapela da Milanello porta a una spiegazione chiara e univoca. Stefano Pioli aveva spiegato che Yacine «è un trequartista e non un giocatore da spostare sull’esterno». Il tecnico aveva anche aggiunto di non ritenere il francese adatto a giocare in una mediana a due (nel 4-2-3-1). Meglio in un centrocampo più folto. La scorsa stagione Yacine non ha quasi mai indossato gli scarpini proprio per questi motivi. Avrebbe potuto trovare più spazio alle spalle della punta ma Pioli ha scelto Diaz e Bennacer, l’uno alternativa dell’altro, stabilendo fin da subito gerarchie ben definite.
Perché Adli non gioca nel Milan: la spiegazione definitiva
Milan: il non utilizzo di Yacine Adli inizia a destare domande…
Perché Adli non gioca? La risposta: perché sulle zolle che il francese potrebbe ricoprire, Pioli ha visto meglio e vede meglio altri giocatori. Quest’anno Yacine potrebbe migliorare il minutaggio in quanto più adatto a muoversi nel nuovo centrocampo a tre plasmato in estate dal tecnico e dalla dirigenza. Alle spalle di Krunic – che però è già il momentaneo vice Bennacer – l’ex Bordeaux si gioca minuti preziosi ma è in bella compagnia con l’olandese Reijnders, che Pioli ha già chiarito di voler provare anche da unico play. E allora, ci si chiede, perché Adli è stato confermato in organico se molto probabilmente anche quest’anno faticherà a ritagliarsi un ruolo importante in campo? La risposta è presto data. Detto della sua maggior adattabilità in un centrocampo a tre, a pesare nella conferma del francese la sua forte passione per il Milan e la sua storia. Si sente milanista nel profondo Yacine e non perde occasione per dimostrarlo a compagni e tifosi.
Dopo il successo del Diavolo all’Olimpico di Roma, quest’anno, match che non lo ha visto protagonista (tanto per cambiare), sul pullman della squadra ha intonato cori quasi fosse un capo ultras: un siparietto che la dice lunga sul suo legame indissolubile con i colori rossoneri. Sembra quasi che poco gli importi scendere in campo, Adli è orgoglioso di far parte della sua squadra del cuore. Da questa spiegazione nasce l’altra, che riguarda più strettamente Pioli: per il tecnico emiliano il francese è il soldato da seconda linea ideale, quello che non si lamenta mai e al contrario è sempre pronto a scendere sul campo di battaglia, a battersi per il bene del gruppo. A Milanello questa estate devono averla proprio ragionata così: perché puntare su un nuovo centrocampista di riserva (se ci sentisse Pioli!) con il rischio che senza minuti nelle gambe possa creare disordine in spogliatoio, mini l’equilibrio della squadra. Basta Adli, c’è già lui, un francese tra i francesi (colonia fitta a Carnago) amato da tutti, il suo sorriso e il suo silenzio, perfetto.